Se anziché Jump, l’inno della FIFA World Cup 2026 fosse stato un brano russo?

Siamo a un passo dai Mondiali di Calcio 2026. La FIFA World Cup 2026 si terrà in Nord America, le partite si svolgeranno in tre Paesi (Messico, Stati Uniti e Canada) distribuite in 16 città diverse nel periodo dall’11 giugno al 19 luglio 2026. La prima partita si giocherà nello stadio Azteca di Città del Messico e la finale verrà disputata al MetLife Stadium di East Rutherford, nel New Jersey a due passi dallo Stato di New York. Per la prima volta nella storia le nazionali in gara saranno 48 anziché 32 e sarà il torneo più lungo finora disputato, con ben 104 incontri.

Come in ogni mondiale anche questo avrà un suo inno. Quest’anno la FIFA ha scelto una rivisitazione del successo del 1984 dei Van Halen “JUMP”.

Tuttavia, da qualche mese sul web, prima della dichiariazione ufficiale della FIFA, circolava la possibilità che la canzone potesse essere il brano Folk Russo “Matushka” (Матушка) scritto da Pyotr Andreev nel 2014 e interpretato da Tat’jana Kurtukova (Татьяна Куртукова). Ovviamente è subito apparso molto improbabile, più vicino alla provocazione, ed è stato fin dall’inizio abbastanza chiaro che si trattasse di una speculazione nata sul web visto che venne pubblicato online nel 2018 e divenne virale nel periodo 2024-2025.

Tat'jana Kurtukova Matushka

Sappiamo perfettamente di vivere in un momento storico pieno di contrasti, al limite del paradosso. Da una parte c’è una “narrazione pesante” che ci bombarda con notizie di droni, conflitti nell’Est Europa e nel Medioriente e tensioni globali che ci fanno percepire un senso di precarietà se non di terrore. Dall’altro, la società sembra affiancare a tutto questo una “narrazione più leggera“, dai grandi eventi mediatici come il Festival di Sanremo per la prima volta accessibile online senza geolocalizzazione, l’Eurovision e, tra non molto, i Mondiali di Calcio 2026. Ci chiediamo spesso se e quanto siamo davvero capaci di distrarci, di alleggerire e trovare un equilibrio grazie ad eventi legati allo spettacolo e all’intrattenimento.

In virtù dei precari equilibri internazionali di questo momento storico, politicamente così complesso, con attenzione particolare alla guerra in tra Russia e Ucraina e le guerre in Medioriente, il brano russo avrebbe sicuramente avuto un certo peso politico. Abbiamo così deciso di chiedere, attraverso un sondaggio conoscitivo, il livello di gradimento del brano russo se fosse stato scelto come rappresentativo dei mondiali di calcio 2026.

Ricordiamo quindi che il brano testato, come potenziale “tendenza” per i prossimi mondiali 2026, è la canzone folk russa “Matushka” (Madre Terra) di Tat’jana Kurtukova, un successo che celebra tradizioni e radici russe. Il sondaggio conoscitivo è stato condotto prima che la FIFA ufficializzasse la versione rivisitata di “JUMP” dei Van Halen come colonna sonora dei mondiali di calcio 2026, pertanto questo non ha condizionato il campione.

Il lettore mi permetta una lieve digressione, non dissociata totalmente dal contenuto di questo articolo. Credo che nonostante siamo costantemente connessi (WhatsApp, Telegram, social in genere), in realtà sembrerebbe che ci stiamo nascondendo. Gli account e le piattaforme fungono come una sorta di “dietro le quinte”, fanno sostanzialmente da paravento. Da una parte crediamo che ci possano proteggere quando esprimiamo giudizi ma, allo stesso tempo, ci rendono invisibili o distanti dalla realtà. Facebook, è stato ai suoi tempi rivoluzionario, perché è nato con l’obiettivo di “metterci la faccia”, creando un social che riflettesse i contatti con la nostra vita reale. Credo che esista, sempre di più, un bisogno profondo di rompere questo isolamento. I contenuti multimediali, che siano musica, video, immagini o anche semplicemente un selfie, sono tra quegli strumenti che, ormai da anni, utilizziamo nel tentativo di mostrare chi siamo, più o meno veramente. Non mi sto interrogando sul perché o sul come, riporto soltanto il fatto. Come si collega tutto questo all’indagine conoscitiva oggetto di questo articolo? Il sondaggio ha permesso alle persone intervistate di esprimere un’opinione guardandole in faccia, senza maschere. Nella sua semplicitià il fatto di valutare una canzone potrebbe essere in parte un atto di auto-affermazione. In un mondo digitale dove spesso ci sentiamo passivi, esprimere un giudizio netto è un modo per dire: “Io esisto, io ho un peso, la mia opinione conta”. Nell’interazione con l’arte e i media c’è una grande opportunità di riscatto individuale in quanto si passa dall’essere “nascosti dietro un profilo” all’essere quei protagonisti in grado di decidere e di mostrarsi.

Campione e Risultati

L’indigine conoscitiva ha coinvolto trenta (30) persone di diverse fasce d’età, dagli 11 agli 82 anni. Il campione, diviso per fasce di età è così composto:

  • Giovanissimi (11-18 anni): 43,33%
  • Giovani Adulti (19-30 anni): 20%
  • Fascia Media+ (31-64 anni): 26,67%
  • Senior (65+): 10%

Il sondaggio ha valutato l’apprezzamento generale del brano su una scala a sei passi (niente, poco, abbastanza, molto, moltissimo). I dati emersi sono indicati nella seguente tabella:

Etànientepocoabb.moltom.issmo
11-1810%16,67%16,67%
19-303,33%6,67%6,67%3,33%
31-643,33%16,67%
65+3,33%3,33%3,33%
TOTALE13,33%30%43,34%10%3,33%

Valutazione dei Dati, dell’Intervista e Conclusioni

I giovanissimi (11-18 anni)

Contrariamente alle aspettative, mostrano una totale indifferenza. Giudicano il brano “filastroccheggiante”, quasi infantile, paragonandolo a una canzoncina dello Zecchino d’Oro. Per loro, la musica deve avere altri ritmi per essere credibile.

I giovani adulti (19-30 anni)

Accettano il brano senza troppo entusiasmo. Non ne amano particolarmente la melodia, ma lo considerano un sottofondo “accettabile” se finalizzato allo spirito della FIFA World Cup 2026.

La fascia media+ (31-64 anni)

Il parere diventa positivo, ma si tinge di politica. Molti hanno interpretato la scelta di un brano in lingua russa come un tentativo mediatico di “acquietare” le tensioni internazionali, quasi fosse un ramoscello d’ulivo musicale tra Oriente e Occidente.

I senior (65+ anni)

Sono loro la vera sorpresa. Questa fascia d’età si è rivelata la più vitale e desiderosa di “apparire”. Dichiarano che ballerebbero il brano in strada e si presterebbero volentieri a filmarsi per i social. È la conferma che il desiderio di uscire dal “dietro le quinte” digitale riguarda oggi più i nonni che i nipoti.

In conclusione sembrerebbe prevalere il “potere del ritmo” sopra il significato del testo. Un dato che sembra accomunare tutti è che a nessuno sia interessato al significato del brano. Che si parli di terra, di tradizioni o di politica, ciò che conta per il pubblico sembra essere l’impatto sonoro. La musica diventa così una sorta di paravento dietro il quale celarsi o una vetrina per affermare “io ci sono” e in parte “dipende da me”.

Sappiamo che Matushka non è l’inno che ci accompagnerà nell’estate del 2026 per la Fifa World Cup, e non sappiamo quanto resterà impressa nella memoria collettiva oltre il boom sul web tra il 2024 e il 2025. Quel che è certo è che, in un momento storico così cupo, il bisogno di un ritmo su quale ballare sembrerebbe essere uno dei pochi linguaggi universali rimasti.

Infine la scelta ufficiale, da parte della FIFA, del brano “JUMP” dei Van Halen, rivisitato in chiave ancora più energizzante e ritmata, è assolutamente coerente con quanto è emerso dal sondaggio.

a cura di
Grazia Maria Vedovato

come citare questa fonte bibliografica

Vedovato, G.M. (2026)
Se anziché Jump, l’inno della FIFA World Cup 2026 fosse stato un brano russo?
www.palcoevisioni.com/?p=1532 . Palco e Visioni, 11 marzo 2026

Grazia Maria Vedovato
Grazia Maria Vedovato

Grazia Maria Vedovato nasce a Roma il 5 febbraio del 1966. Scrive sin da bambina. Presente tra gli autori di alcune collane come Viaggi di Versi, Sentire, Prospettive, Tracce, Voci Versate, Calendari e Agende 2017 , 2018 e 2019 per la casa editrice Le Pagine. Ha scritto oltre cento di poesie, racconti ed una raccolta di fiabe per bambini. Entra a far parte del gruppo Palco e Visioni nel febbraio 2026.

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