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“Afrodite” (Film) di Stefano Lorenzi. Quando la complicità femminile è l’arma vincente!
“Afrodite” (Film) di Stefano Lorenzi. Quando la complicità femminile è l’arma vincente!

Girato tra le saline di Trapani e il tratto di mare tra Levanzo e l’Isola di Formica, “Afrodite” è ispirato a una vicenda realmente accaduta. Il film racconta la storia di due donne costrette a immergersi nelle profondità marine per recuperare, all’interno di un relitto di una nave affondata durante la Seconda Guerra Mondiale, una grande quantità di tritolo da consegnare alla Mafia.
Il lungometraggio presenta atmosfere e tensioni emotive degne di un thriller eccelso, e uno dei suoi principali punti di forza sono le riprese subacquee, con ben 35 minuti di sequenze presenti nel montaggio girate sott’acqua. Il regista Stefano Lorenzi, autore anche della sceneggiatura insieme ad Alessandro Nicolò, e le due attrici protagoniste Ambra Angiolini e Giulia Michelini, si sono preparati per molti mesi per poter affrontare al meglio questo speciale tipo di riprese. Sono scene che trascinano lo spettatore in una dimensione quasi onirica, dove l’acqua diventa una sorta di liquido amniotico nel quale le protagoniste, Ludovica (A. Angiolini) e Sabrina (G. Michelini) si avventurano in una rinascita che si trasforma nella riscoperta di esse stesse e dei loro reali e più “profondi” bisogni emotivi.
Come ha dichiarato lo stesso regista Lorenzi in un’intervista rilasciata a Taxidrivers in occasione del Bari International Film & TV Festival, “Afrodite è stata un’avventura bellissima perché ha significato per tutti noi vincere le nostre paure, che erano immergersi a più di 20 metri di profondità ed entrare dentro un relitto, il tutto continuando a fare il nostro lavoro”. Tra le righe del film traspare proprio questo, l’idea che l’andare sempre più in profondità significa contattare e vincere le proprie paure, addentrandosi in un “relitto” che può rappresentare la parte più inconscia di noi, quella che solitamente si è molto riluttanti ad affrontare. Continua Stefano Lorenzi nell’intervista, “Questo soggetto è nato 8 anni fa perché ho letto su un giornale un articolo su cui era scritto che il tritolo impiegato nelle stragi in cui trovarono la morte Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e negli attentati di Roma e di Milano proveniva da una nave affondata durante la Seconda Guerra Mondiale che si chiamava Laureci e che si trovava quasi nello stretto di Messina, un po’ più verso le coste calabresi. All’interno c’era una tonnellata di tritolo, e il tritolo si mantiene benissimo in acqua. L’articolo mi ha molto colpito, perché nei tanti film che abbiamo visto sulla Mafia, sia nazionali che internazionali, non si parla mai di questo, e quindi ho pensato di aver trovato la strada per raccontare la Mafia in maniera diversa […]“
Si può dire quindi che il film racconta la grande storia attraverso una piccola storia: quella di due donne che trovano il coraggio di ribellarsi alla Mafia attraverso una crescente complicità la quale nasce proprio nel relitto sommerso della nave “Afrodite” che si trovano costrette a perlustrare. Tutto questo sfocerà in una storia d’amore la quale segnerà la loro rinascita.
Anche il contrasto cromatico tra la salina arida di una terra quasi inospitale, da una parte, e le profondità marine dall’altra, riporta proprio a questo: al di sotto del freddo e meschino pensiero mafioso che ricatta e imprigiona, c’è una schiera di “vittime” che anelano al loro riscatto e rinascita, ma quasi nessuno ci riesce. Lo stesso Rocco (interpretato da Gaetano Bruno), carceriere di Ludovica e Sabrina, è a sua volta un prigioniero inconsapevole della spirale mafiosa, vittima di un’idea di apparente potere, che in realtà lo schiavizza invece di renderlo libero come crede di essere.
Ludovica e Sabrina sono il prototipo di chi trova il coraggio di liberarsi e rinascere a nuova vita, e l’elemento essenziale per farlo è proprio l’amore che si contrappone all’indifferenza e all’anaffettività di chi invece crea le “prigioni”, in senso letterale ma anche in senso lato.
“Afrodite” è stato prodotto da Rai Cinema e Dakota Film Lab, ed è stato presentato in anteprima al Bari International Film Festival del 2025, in competizione nella sezione internazionale Meridiana. La sceneggiatura è stata scritta a quattro mani dallo stesso Lorenzi, regista del film, e da Alessandro Nicolò.
a cura di
Sabrina Mammarella Tosè
come citare questa fonte bibliografica
Mammarella Tosè, S. (2025)
“Afrodite” (Film) di Stefano Lorenzi. Quando la complicità femminile è l’arma vincente!
www.palcoevisioni.com/?p=1410. Palco e Visioni, 19 agosto 2025




