Teatro Patologico e la Poesia Pura del Cappotto di Gogol

Teatro Patologico

L’Associazione Teatro Patologico nasce nel 1992 diretta dal fondatore e ideatore Dario D’Ambrosi. Dal 1992 l’Associazione si occupa di un lavoro unico ed universale, quello di trovare un contatto tra il teatro e un ambiente dove si lavora sulla malattia mentale, dove girano ragazzi con gravi problemi psichici.
Per anni l’Associazione svolge le sue attività didattiche, pedagogiche e teatrali nella sala di via Ramazzini all’interno del Municipio XVI, fino al 2006 quando la Regione Lazio gli concede un nuovo spazio. Dal 30 Ottobre 2009 l’Associazione del Teatro Patologico ha il suo teatro stabile a Roma in Via Cassia 472.

Proprio all’interno di questo spazio nasce la Prima Scuola Europea di Formazione Teatrale per persone con diverse abilità “La magia del Teatro”, che inizia ufficialmente le sue attività didattiche nel gennaio 2010 (il laboratorio di sperimentazione teatrale, Laboratorio delle Emozioni che era attivo già da 10 anni presso altre sedi). Questa scuola rappresenta la realizzazione di un sogno: far incontrare il teatro e la malattia mentale in un percorso che, arricchendo entrambe le realtà, trovi un nuovo modo di fare teatro e aiuti migliaia di famiglie coinvolte con malati di mente.

Dario D’Ambrosi affianca alla scuola di teatro integrato una programmazione teatrale che propone eventi dove l’elemento sociale resta sempre predominante. Uno di questi è il Cappotto di Gogol messo in scena Venerdì 17, Sabato 18, Domenica 19, per l’adattamento e la regia di Francesco Giuffrè, protagonisti 20 attori diversamente abili della Compagnia Stabile del Teatro Patologico. Spettacolo che chiude il festival del Teatro Patologico che ha anche avuto come tema il femminicidio, argomento affrontato con dibattiti e film.

L’opera come afferma Carlo di Bartolomeo, attore della Compagnia e protagonista della pièce nei panni di Presidente del Ministero, è un racconto sull’emarginazione un uomo non viene accettato ma schernito in base a futili apparenze, la bellezza di un cappotto.
Una storia che racconta la diversità e la sua non accettazione. Il protagonista farà di tutto per omologarsi è sarà l’inizio della sua fine.

Il protagonista Akakij Akakieviec vive soltanto della passione per il suo mestiere di funzionario della scrittura per il Ministero, che svolge con amore era pertanto un “uomo contro”, un diverso anche se la sua vita era grigia uniforme a manifestare questa sua passività. Diversità denigrata dai suoi colleghi in questo caso 20 attori che si muovono all’unisono, gli stessi che lo “incoroneranno” con il cappotto nuovo, scene che meravigliano per la straordinaria esecuzione ed equilibrio scenico. Di una pura poesia come la scena in cui dolcemente scende la neve sul protagonista che indossa il cappotto nuovo

20 personaggi danzanti con un ritmo uniforme, che con il cappotto fanno rientrare il protagonista nell’ordine sociale pre-costituito e lo lasciano solo quando viene derubato del suo cappotto nuovo. Il protagonista muore di freddo e di crepacuore.
“Il cappotto è un grido, afferma Dario D’ambrosi, per dire di restare unici e autentici come gli attori del Teatro Patologico”.

a cura di
Cinzia Salluzzo Rovituso

Come citare questa fonte

Salluzzo Rovituso, C. (2021)
Teatro Patologico e la Poesia Pura del Cappotto di Gogol.
www.palcoevisioni.com/?p=755. Roma, 19 Dicembre 2021.


Riferimenti Utili

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Cinzia Salluzzo Rovituso
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